Realtà aumentata
Mi sono affacciato nel belvedere il Peschio veduta del castello di Pescocostanzo per ammirare la valle infinita e odorare i profumi che arrivano a me in questo territorio , quasi interamente all’interno del
Parco Nazionale della Majella, è costituito dall’altopiano carsico
del Quarti circondato dai rilievi di Monte Rotella ad ovest e di
Monte Pizzalto a est: questa profonda vallata a quota 1300-1400 m collega Pescocostanzo a Sulmona e agli Altipiani Maggiori d’Abruzzo, ospitando pascoli, torrenti e inghiottitoi e una grande varietà di flora e fauna (ovini, bovini, equini, cervidi…). Qui troviamo un’interessante rete sentieristica del Parco; c’è anche una pista ciclopedonale che collega Pescocostanzo a Rivi- sondoli e Roccaraso. Per gli amanti degli sport invernali trovia- mo gli impianti di risalita in località Vallefura, oltre a diverse soluzioni per lo sci di fondo e lo scialpinismo.
località La Difesa troviamo il Bosco di Sant’Antonio, un’impo- nente faggeta mantenutasi intatta fino ai giorni nostri pur essendo vicina a un’importante via di transito tra la valle Peligna e la val di Sangro. Il bosco, situato a una quota media di 1300 m, è probabilmen- te il meglio conservato d’Abruzzo, tanto da essere insignito nel 2012 del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il giardino dalla Fondazio- ne Benetton, e presenta esemplari monumentali che raggiungono i 6 metri di circonferenza, oltre a ospitare molte specie di animali. Affacciato sul Quarto Grande si trova l’eremo di S. Michele, scavato nella roccia e facente parte del circuito dei luoghi di culto legati alla via- bilità tratturale. All’entrata del Bosco di S.Antonio troviamo un’altra chiesa rupestre dedicata a S.Antonio di Padova.

Pescocostanzo è situato nel cuore del vasto Parco Nazionale della Majella, al centro degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo, a 1400 m d’altitudine.
Le origini dell’antico nucleo abitativo (il Pesco o Peschio) si fanno risalire almeno al X secolo.
Il terremoto del 1456 che devastò l’Abruzzo offrì le condizioni al borgo per cam- biare l’assetto urbanistico grazie all’afflusso di una massiccia colonia di mastri lombardi che influenzarono fortemente le abitudini di vita delle popolazioni locali. Con il dominio di Ferdinando I d’Aragona, fin dal 1464 Pescocostanzo ebbe uno statuto che garanti l’appartenenza al demanio regio godendo delle rela- tive libertà.
La formazione nel tempo di una classe sociale economicamente solida e cultural- mente elevata portò ad uno stato di benessere e di efficiente amministrazione. I secoli XVII e XVIII corrispondono di fatto al periodo di maggiore sviluppo civico, o meglio di vero splendore della comunità pescolana.
La svolta per la cittadina si ebbe nel 1774, quando, assumendo il titolo di “Univer- sitas Sui Domina”, comunità padrona di sé, motto che ancora oggi fregia lo stemma comunale, si riscattò dal dominio feudale.
La presenza di un consistente numero di opere d’arte nel piccolo borgo trova spie- gazione nelle notevoli risorse economiche delle istituzioni e dei privati, nella di- sponibilità di materie prime e di abili maestranze artigiane.

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