Monticchiello un balcone sulla valle d’Orcia
A 11 km da Montepulciano nel cuore del parsimonioso dell ‘umanità sorge Monticchiello un piccolo meraviglioso borgo medioevale.

Da lontano dopo aver percorso i meravigliosi tornanti con i cipressi si nota il castello.
Riporto la descrizione di quello che successe a questo paese preso dal parcheggio gratuito prima delle mura
L’ASSEDIO DI MONTICCHIELLO
Un episodio della guerra scatenata dall’imperatore Carlo Ve dal duca Cosimo dei Medici contro la Repubblica di Siena (1553-1559)
III – Il 5 gennaio del 1553 salparono da Napoli trenta galere al comando di Andrea Doria per sbarcare a Livorno, 5 giorni dopo, un primo contingente di 2.500 fanti, che avrebbero marciato verso Siena attraverso lo Stato fio-
rentino; il grosso dell’esercito, circa 18.000 soldati spagnoli e tedeschi, partiti da Napoli il 1 gennaio, si spostava lentamente via terra.
La concentrazione di tutte le forze imperiali avvenne intorno al 20 gennaio all’Ossaia, sotto Cortona. L’attacco iniziò formalmente il 5 febbraio, quando l’armata varcò la frontiera tra Lucignano e Sinalunga, subito dopo un consiglio di guerra convocato dal Toledo a Firenze, presenti il figlio don Garzia, l’esperto generale perugino Alessandro Vitelli e
Il cassero e le altre torri sul fronte orientale della piazzaforte (foto inizio XX secolo)
Ascanio della Corgna quale comandante della fanteria italiana. Prima della fine di febbraio
gli imperiali avevano già occupato buona parte della Val di Chiana senese. Il 9 era caduta la piazzaforte di Lucignano per non essere stata adeguatamente protetta; pochi giorni dopo cadeva anche quella di Montefollonico. Intanto, a seguito della morte dell’anziano genitore, Don Garzia aveva assunto il comando della spedizione, che occupava facilmente i castelli di Torrita, Sinalunga e Trequanda; pure a Pienza gli imperiali non avevano trovato resistenza e vi erano entrati il 26, ma a Monticchiello dovettero affrontare un ostacolo assai impegnativo. Giunta sotto le mura del castello il 28 febbraio, T’armata asburgica, sostenuta logisticamente dal duca fiorentino, fu bloccata fino al 18 marzo: incagliata in un assedio assai complesso e inconcludente, nonostante il largo impiego di forze di fanteria e di artiglieria, che imposero la resa ai difensori solo quando questi rimasero privi di polvere e piombo. Ma la strenua resistenza del presidio di Monticchiello non fu vana, avendo assolto al suo compito di frenare la marcia degli imperiali verso Montalcino, le cui fortificazioni venivano, intanto, ulteriormente consolidate.
La piazzaforte ilcinense, assediata da Don Garzia agli inizi di aprile, fu oggetto di incessanti batterie e violenti assalti di fanteria, fu perfino attaccata con le mine, ma i nuovi apparati difensivi, perfezionati nei giorni dell’assedio di Monticchiello, permisero ai difensori franco senesi di respingere tutti ogni tentativo del nemico, finché, alla metà del successivo mese di giugno, le truppe imperiali dovettero subire
Ponta di un’ignominiosa ritirata. Grazie agli eroici difensori di Monticchiello e di Montalcino Carlo V
– almeno per il momento – dovette rinunciare alla pretesa di riprendersi Siena.
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