Pubblicato in: travel, Viaggi

Diario di Bordo Udine e Palmanova


Dopo aver attraversato gran parte della Croazia facciamo il giro di boa chiudendo con la città di Udine.

arthotel è il nostro albergo dista pochi km dal centro della città.

Dopo una rapida consultazione su Google per individividuare un buon risrorante, la nostra scelta cade sulla trattoria alla tessitura

Perché ho scelto Udine?

È una delle città Italiane che non avevo mai visitato.

Città di librerie e osterie, dal nome misterioso e dai tanti volti, Udine è, per così dire, città di campagna, insieme popolare e raffinata, conviviale e colta.Capitale medievale Patria del Friuli, la sua storia più antica si confonde con la leggenda che vuole Attila artefice del colle del castello che ancora domina il centro storico. La visita culturale può iniziare proprio dai Musei del castello e proseguire poi nel centro cittadino.

Piazza della libertà

Piazza della libertà

Un suggestivo percorso tra i vicoli medioevali e pittoresche logge conduce a piazza matteotti.

Logge di Udine

Logge di Udine

La città è piena di giovani che popolano le osterie,quindi la mia curiosità nel visitare questa città è stata ampiamente appagata.

Udine

Udine

PALMANOVA LA STELLA PERFETTA

Palmanova, candidata a diventare un sito tutelato dall’UNESCO, città fortezza progettata e costruita dalla Serenissima Repubblica di Venezia per difendere i confini regionali dalle minacce straniere.

Capolavoro di architettura militare e modello di città ideale rinascimentale. Unica nel suo genere, ha la forma stella centrale a nove punte su cui convergono le 6 vie delineate da statue verso la piazza e difese dalle sue 6 porte.

Palmanova
Palmanova
Annunci
Pubblicato in: travel

Diario di Bordo Pola Rovigno fino a Capodistria


Da sibanico ci dirigiamo verso Pola passando nell’entroterra Croato che è bello come la costa. Ci sino dei punti che sembra di stare in California paesaggi tra fireste e montagbe con la stessa struttura di quando siamo andati alla Dead Walley dopo aver macinato ben 400 km al nostro arrivo ci tuffiamo diettamente in mare a Verudela beach dove l’acqua é cosi cristallina che non serve la maschera i fondali meravigliosi si vedono anche ad occhi nudi.

Verudela beach

Verudela beach

Dopo aver passato alcune ore a fare i tuffi ci dirigiamo nel nostro apartament Monet molto grazioso situato poco fuori il centro.

Da vedere a Pola sono

L'arco dei Sergi

L’arco dei SergiL’arco venne eretto a “proprie spese” da Salvia Postuma (il riferimento alla committente si trova nell’iscrizione dedicatoria, con la specifica de sua pecunia), per commemorare il marito Lucio Sergio Lepido, tribuno della legione XXIX, che aveva partecipato alla battaglia di Azio ed era stata in seguito soppressa nel 27 a.C., e insieme a lui il padre, omonimo, e il fratello Gaio.

L’altra attrazione archeologica è l’anfiteatro Romano.

E’ l’unico anfiteatro romano a tre ordini, in tutto il mondo antico, che abbia conservato integro il suo mantello esterno; infatti né il Colosseo né l’Arena di Verona sono ancora in possesso del loro perimetro esterno. E’ anche l’unico che abbia quattro torri scalarie, sporgenti da essa al centro di ogni quadrante. Atmosfera molto suggestiva di sera e bellissimo lo sfondo creato dal mare

Da non parere consiglio vivamente

Rovigno

Rovigno
Rovigno

Bellissima cittadina con un centro storico molto caratteristico. Da una parte del promontorio ci sono degli scogli accessibili con percorsi e scalette da cui è possibile tuffarsi nel mare blu del’Istria.
Bellissima la chiesa sul promontorio di Rovigno, da dove si gode anche di uno stupendo panorama.

L’altro gioiello da non perdere è Parenzo non distante da Rovigno.

Parenzo
Parenzo

Conosciuta per la sua frequentazione di delfini al mattino presto e la sera sul tardi quando ci sono poche barche in mare un piccolo gioiello dell’Istria da visitare la Basilica bizantina.

Ultima tappa Capodistria ma non abbiamo speso molto tempo perché non ha particolari cose da vedere a parte la piazza di Tito.

Pubblicato in: Uncategorized

100 anni di Fausto Coppi


Storia di un campione

3574 km, 107 ore, 31 minuti, 10 secondi. Questi numeri del primo Giro d’Italia di Fausto Coppi il solo ciclista a trionfare a quell’età, diventando subito un mito. Correva l’anno 1940, Coppi era gregario del due volte vincitore Gino Bartali, per 700 lire al mese. Avrebbe dovuto limitarsi ad aiutarlo, ma presto è lui davanti a tutti. La tappa decisiva è l’undicesima, piove e grandi piani sulla gelida strada per l’Abetone, ma lui attacca lo stesso e si sfila dai concorrenti fino ad arrivare a Modena, la colomba indossa la sua prima maglia Airone, nessuno , all’epoca, sapere che nome griglia per accla- rosa. Implacabile e armonioso, capace di volare via come marlo, ma presto l’avrei imparato tutti. Quattro sono le tappe piemontesi del 102. Giro d’Iltalia: prima due tappe nel ricordo del passato (22 maggio Novi Ligure e Cuneo-Pinerolo), poi, sfiorando la Val di Susa, i ciclisti valicano il Col del Lys e, attraversando le Valli di Lanzo, giungono in Valle Orco, per poi salire a oltre 2200 metri di auota fino a Ceresole Reale; infine, da Ivrea, attraverso il Biellese Vercellese e Novarese la carovana lascia il Piemonte verso Como.

Maglia di Fausto Coppi
Maglia di Fausto Coppi

La storia di un uomo nella storia di un campione, di una persona gentile e riservata diventata già in vita, al di là delle intenzioni, una leggenda. Un uomo sempre in fuga che riassume in sé la storia di quel lembo di torta sud-orientale che lo ha forgiato, di cui portava in giro per il mondo silenzioso, tenacia, fatiche, asprezze e dolcezze. Un recital di parole e musica che vuole ristabilire al tempo presente la figura di Fausto Coppi. Non un ricordo, ma un racconto che si avvale anche delle pagine di chi ha ammirato e cantato le sue imprese, da Dino Buzzati a Vasco Pratolini, da Orio e Guido Vergani ASE a Curzio Malaparte. Un racconto di vittorie e tragedie, di cadute e trionfi che mette in fila le prime pedalate vieni garzone di macedonia e la prima corsa, la prima vittoria al Giro d’Italia e la prima doppietta Giro d’Italia-Tour de France, la fuga più lunga ei grandi distacchi con cui arrivavano al traguardo gli avversari. E poi il rapporto inscindibile con Gino Bar- tali. E l’Italia di quegli anni. E il suo essere tutt’uno con la bicicletta, come Paganini era tutt’uno con il suo violino. E naturalmente l’amore. E naturalmente la morte, che consegna al mito questo uomo in fuga, con la maglia biancoceleste addosso: il suo nome è Fausto Coppi.

Mostra Fausto Coppi
Mostra Fausto Coppi